Archive for the ‘Talk to me’ Category

This blog has just moved to www.silviazanfrini.com

aprile 18, 2013

Il mio blog si è appena trasferito:
www.silviazanfrini.com
D’ora in avanti mi trovate lì.

My blog has just moved to:
www.silviazanfrini.com
Please find me there.

 

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Back to analog – Intervista con Mattias Adolfsson

febbraio 25, 2013

Mattias Adolfsson è un illustratore freelance che vive a Sigtuna, appena fuori da Stoccolma in Svezia.
Ha lavorato nell’industria del videogioco e con l’animazione 3D prima di dedicarsi all’analogico nel 2007. Ha appena completato il suo primo libro personale “The first in line, from the sketchbooks of Mattias Adolfsson”, edito da Sanatorium.

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I tuoi schizzi sono pieni di creature fantastiche che arrivano dal passato e dal futuro. Come ha influenzato questo mix il tuo background nell’industria dei videogiochi?
Probabilmente non mi ha influenzato perché mi occupavo di giochi di racing (con una piccola parentesi nei giochi di guerra). Sono stato plasmato prima della mia esperienza nell’industria del videogioco.

Ho apprezzato sia le tue pagine molto dense sia le serie di utensili e oggetti molto ordinati. Condividono lo stesso processo creativo?
Sì, sono un uomo con un solo asso nella manica.

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Dalle poche righe che ho letto sulla tua carriera sembra che tu abbia iniziato nel mondo digitale per poi passare all’analogico. Si tratta di un percorso a senso unico?
In realtà ho iniziato proprio con l’analogico, ma questo è successo quando pensavo di diventare architetto. Poi mi sono innamorato della modellazione 3D e dell’animazione mentre studiavo graphic design.

Ho visto un tributo a Moebius tra i tuoi lavori. Altri grandi nomi che hanno ispirato le tue illustrazioni?
Richard Scarry, Maurice Sendak, Tove Janson, Kjell Aukrust e Oscar Anderson sono solo alcune delle mie fonti di ispirazione, che arrivano principalmente dalla mia infanzia.

Grazie Mattias!

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Mattias Adolfsson is a freelance Illustrator living in Sigtuna just outside of Stockholm, Sweden.
He has worked in the Game industry and with 3d animation prior to going analog in 2007. He recently released his first personal book “The first in line, from the sketchbooks of Mattias Adolfsson” published by Sanatorium.

Your sketches are full of fantastic creatures from the Past and from the Future. How has your backgroung in the game industry influenced this mix?
Probably not I made racing games (and a quick dip into the war genre) I was moulded prior to my dip into the game industry.

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I both appreciated the high density pages and the sorted out series of tools and objects. Do they share the same creative process?
Yes I’m a one trick man.

From the few lines I read about you it seems that you started with the digital world then went analog. Is it a one-way path?
Well I started analog but that was when I thought I would end up an Architect. I fell in love with 3d modelling and animation while studying graphic design

I saw a tribute to Moebius amongst your works. Other big names inspiring your illustrations?
Richard Scarry, Maurice Sendak, Tove Janson, Kjell Aukrust and Oscar Anderson is some of my inspirations, mostly from my childhood.

Thank you Mattias!

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Cartoline / Postcards

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Hunger for creativity – Intervista con Christopher Boffoli

gennaio 28, 2013

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Christopher Boffoli è un fotografo, scrittore, artista e regista che vive e lavora a Seattle. Principalmente autodidatta, si è dato alla fotografia come hobby durante l’adolescenza, affinando le sue abilità come studente giornalista al liceo e all’università. Ha viaggiato in tutto il mondo, scrivendo e fotografando i suoi viaggi con fotografie e video documentari. A Seattle lavora come scrittore e fotogiornalista, realizzando servizi speciali e lavorando a notizie dell’ultim’ora. Il suo lavoro è stato pubblicato, online e su carta, in oltre 90 paesi.
Big Appetites è un’incredibile serie iniziata nel 2003 e dedicata al cibo, ma non solo.

Persone minuscole in un mondo di dimensioni normali: i viaggi di Gulliver sono una delle tue ispirazioni culturali che arrivano dall’adolescenza?
No, i viaggi di Gulliver di Swift sono certamente un ottimo esempio di un lavoro precursore che sfrutta il contrasto tra dimensioni e lo cito frequentemente come prova del fatto che l’idea di mischiare scale diverse arriva da molto lontano nel tempo. Il fascino che l’uomo prova verso le miniature è sorprendentemente costante nelle culture. Basta pensare che i musei sono pieni di reperti antichi di migliaia di anni che sono essenzialmente idoli e rappresentazioni del mondo reale in miniatura.
Il mio lavoro è stato influenzato maggiormente da molta televisione e dal cinema che ho visto da ragazzino nei tardi anni ’70 e nei primi ’80 che utilizzavano tra l’altro la contrapposizione tra scale differenti: Dr. Shrinker (1976), The Incredible Shrinking Woman (1981), Honey I Shrunk the Kids (ovvero “Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi”, 1986). Ero inoltre un costruttore e collezionista appassionato di macchinine Matchbox dettagliatissime.
L’idea di “mischiare” le persone e il mondo attorno a loro usando scale differenti è stata onnipresente durante tutta la mia infanzia.

Dici che il cibo e i giocattoli sono tra i più comuni elementi di ogni cultura e rendono il tuo lavoro accessibile praticamente a chiunque. L’umorismo e la sorpresa sono le prime reazioni a questa combinazione bizzarra, vorresti anche far nascere una riflessione?
Sì, gli elementi del gioco e del cibo sono stati scelti per la loro accessibilità interculturale. Ma io sono un artista americano e il lavoro così com’è arriva da una prospettiva anch’essa americana. La sorpresa e l’ironia sono le note più alte di questo lavoro, studiate per coinvolgere l’osservatore. Ma ci sono temi più profondi che spesso vengono persi. Sono correlati alla relazione disfunzionale che l’America ha col cibo: consumo eccessivo, porzioni esageratamente grandi, produzione industrializzata, spettacolarizzazione degli alimenti, ecc.

Aggiungi delle didascalie originali alle tue foto che sembrano dare forza al mondo surreale che rappresenti. Sono dei suggerimenti per interpretare la scena?
Le didascalie sonoproprio studiate per rinforzare il contesto e l’umorismo del lavoro. Ma al di là dei temi che ho suggerito qui sopra, sto sempre attento a non spiegare troppo di queste immagini. Credo sia importante lasciare il giusto spazio all’osservatore di modo che trovi la sua interpretazione e forse possa dare un suo significato al’opera.
Il mondo che rappresento all’interno di queste immagini supporta l’idea che dovremmo sempre lottare per guardare il mondo sempre più da vicino. Così le didascalie aiutano a cionvolgere e a trattenere l’osservatore più a lungo. Si guarda l’immagine all’inizio e si sorride, poi ci si ferma ancora un po’ mentre si assorbe la didascalia e poi si sorride di nuovo. Funzionano insieme.

Potresti spiegare il titolo della serie? Suona come una provocazione, è esatto?
Il lavoro si chiamava “Disparity” all’inizio, per sottolineare per l’appunto la differenza tra le figure umane e gli sfondi di cibo. Ma più recentemente è stato rinominato “Big Appetites”, che gioca maggiormente sul tema centrale di questi alimenti eccessivamente grandi. La serie sarà lanciata a livello mondiale come libro verso la fine dell’anno (da Workman Publishing NY) e credo che il nome “Big Appetites” sarà anche il nome della raccolta.

Grazie Christopher!

 

Interview with Christopher Boffoli

Christopher Boffoli is a Seattle-based photographer, writer, artist and filmmaker. Largely self-taught, he took up photography as a hobby in his teens, honing his skills as a student journalist in high school and college.
He has traveled the world, writing and photographing his travels through documentary photography and video.  At home in Seattle, he works as a writer and photojournalist, producing both feature stories and covering breaking news.
His work has been published – online and in print – in more than 90 countries.
Big Appetites is an amazing series started in 2003 and dedicated to food, but not only.

Tiny people in a normal-sized world: are the Gulliver’s Travels one of your cultural inspiration from childhood?
No. Swift’s Gulliver’s Travels certainly is a very good example of an early work that exploits size juxtaposition. I cite it frequently as evidence that the idea of mixing scales goes back very far. Human being’s fascination with miniatures is surprisingly constant in human cultures.
Just consider that museums are full of ancient artifacts going back tens of thousands of years that are essentially miniature idols and representations of the real world.
My work was more influenced by a lot of the television in cinema I saw growing up in the late 1970’s and early 1980’s which also used the concept of scale juxtaposition (Dr. Shrinker (1976), The Incredible Shrinking Woman (1981), Honey I Shrunk the Kids (1986).
I was also an avid model builder and a collector of perfectly detailed Matchbox cars. The idea of mixing scale between people and the world around them was ubiquitous during my childhood.

You say that food and toys are among the most common elements in every culture in the world and make your works accessible to almost everybody. Humor and surprise are the first reactions to this weird combination, would you also like to arouse reflection?
Yes, the elements of toys and food were chosen for their accessibility cross-culturally.  But I am an American artist and as such the work comes from an American perspective.  Surprise and humor are the top notes in this work, designed to engage the viewer.  But there are deeper themes in the work that are often missed.  They are related to America’s often dysfunctional relationship with food:  over-consumption, excessive portion sizes, industrialized food production, food spectatorship, etc.

You put original captions on your pictures which seem to give strength to the surreal world you represent. Are they suggestions to explain these scenes?
The captions are really designed to reinforce the context and humor in the work. But other than the themes I have suggested above, I also want to take care never to explain too much about the images. I think it is important to allow space for the viewer to find their own way into the work and perhaps even impart their own meaning.
The world that I present within the frame of my photographs supports the notion that we should always strive to look more closely at the world.  So the captions also help to engage and hold the viewer longer.  They look at the image first and laugh and then are held there longer when they ingest he caption and then laugh again.  It works together.

Could you explain the title of the series? It sounds provocative, doesn’t it?
The work has been called ‘Disparity’ in the past, due to the disparity between the figures and the food backgrounds.  But more recently it has been called ‘Big Appetites’ which plays more on the central theme of excessively large foods.  The work will be released worldwide as a book later this year (by Workman Publishing NY) and I think Big Appetites will be the title of the book as well.

Thank you Christopher!

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boffoli caption 6 © Christopher Boffoli

Can we still fly high? – Intervista con Joel Robison

gennaio 14, 2013

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Joel Robison è un fotografo di 27 anni di Cranbook, British Columbia (Canada). Ho appena scoperto i suoi lavori e non vedevo l’ora di condividerli sul mio blog.
Le sue atmosfere mi ricordano la mia infanzia e la fantasia incontaminata di quel periodo.
Solitamente scrivo solo qualche riga per accompagnare le immagini, ma questa volta ho deciso di andare oltre e provare a intervistare l’artista. Bene, ce l’ho fatta!

Ho letto che vivi “il più vicino possibile alla foresta”. Sembra che la Natura non sia solo uno scenario, ma una vera e propria protagonista nelle tue opere. Che influenza ha sulle tue idee?
Ho sempre vissuto in una magnifica zona del mondo, molto vicino alle Rocky Mountains canadesi, in aree dove le foreste sembrano non finire mai. Trovarmi in questo tipo di ambiente è molto rilassante e frutto d’ispirazione. Amo camminare in questo scenario locale, vedere location interessanti e interpretarle all’interno del mio lavoro. Credo che spesso le persone trascurino o ignorino la bellezza del pianeta e io sto provando a mostrare un po’ del suo lato buono.

Il cambio di prospettiva e l’uso bizzarro di oggetti comuni sono temi ricorrenti nelle tue foto, ma qual è l’ingrediente segreto del loro sapore magico?
Mi piace offrire alle persone la possibilità di guardare ciò che è abituale sotto una luce del tutto diversa. Fin da quando ero bambino mi piaceva reinventarmi gli oggetti quotidiani attraverso nuovi utilizzi e anche ora mi piace sfidare me stesso e l’osservatore a migliorare la capacità di immaginazione e a interpretare gli oggetti con un nuovo impiego o funzione. Ci permette di sognare ad occhi aperti e creare le nostre storie.

Ci riveli qualche dettaglio sulle tue tecniche fotografiche?
Potete trovare alcuni tutorial sulle mie tecniche di photoediting sul mio blog  joelrobsion.com. Amo davvero fotografare con la luce naturale perché credo che dia l’impostazione e il risultato migliore alla composizione. Generalmente impiego un’ora o due per il fotoritocco e mi piace davvero molto il processo per cui un’immagine diventa un’opera d’arte.

A volte noi europei abbiamo l’idea che il Canada sia un paese dove l’arte, l’illustrazione e la creatività possono diventare una vera e propria carriera, ma ho letto he tu lavori in un liceo. Insegni arte o la fotografia è una passione che va al di là del tuo lavoro ufficiale?
Lavoro in un liceo, ma non insegno arte. Ho iniziato a lavorare nel sistema scolastico prima di sviluppare la passione per la fotografia e gradualmente quest’ultima è cresciuta sempre più. Amo l’insegnamento e la condivisione della conoscenza, quindi non sono ancora del tutto pronto ad abbandonare questa parte della mia vita. Spero in un futuro piuttosto vicino di poter fondere insegnamento e fotografia, facendo workshop in tutto il mondo.

Grazie Joel!

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Foto in vendita su Etsy Print Shop


Interview with Joel Robison

Joel Robison is a 27 year old photographer from Cranbook, British Columbia (Canada). I have just discovered his works and couldn’t wait to share them on my blog.
His surreal atmospheres reminds me of my childhood and a pure sense of imagination.
I usually write only a few lines to accompany pictures, but this time I have decided to go further and tried to interview the artist. Well, I got it!

I read that you live as close to the forest as you could possibly be. It seems like Nature is not only a scenery, but also a protagonist in your works. What about its influence on your artistic ideas?
I’ve always lived in a very beautiful area of the world, very close to the Rocky Mountains in Canada with forests that seem to go on forever. Being in this sort of environment is very relaxing and inspiring to me. I love to walk through the local scenery and see interesting locations and interpret them into my work. I believe that so often people neglect or ignore the beauty of our planet and i’m trying to show a bit of the good side of it.

Change of perspective and weird use of common objects are recurring themes of your pics, but which is the real secret ingredient of their magic taste?
I like to give people a chance to see regular objects in a brand new light. Ever since I was a kid I used to come up with different uses for everyday things and I like to be able to challenge myself and the viewer to stretch their imagination and interpret objects with a new use or function. It allows us all to daydream and create our own stories.

Could you reveal some details about your photography process and technique?
You can find some of my editing tutorials online on my blog at joelrobsion.com. I really enjoy shooting in natural light as I feel it gives the best light for a more natural composition and image. I usually spend about an hour to two hours editing each photo and I really enjoy the process of editing an image to become the final work of art.

Sometimes Canada is perceived by Europeans as a country where art, illustration and creativity can be developed as a strong career, but I read that you also work in a high school. Do you teach art or is it a passion besides your official job?
I do work in a high school but I don’t teach art. I started working in the school system before I started becomming interested in photography and gradually my passion has shifted more into the photography side of my life. I love education and sharing knowledge and I’m just not 100% ready to give up that part of my life just yet, I’m hoping that in the near future I will be able to merge the two and teach photography workshops around the world.

Thank you Joel!

Flickr
Pics on sale here: Etsy Print Shop

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© Joel Robison